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Un
sogno finalmente divenuto realtà
Sabato pomeriggio, dopo il consueto
pranzo settimanale con tutti i famigliari riuniti, ci congediamo con i
convenevoli di rito, l'appuntamento è tra sette giorni, stessa
situazione che si ripete da anni, per volere dei miei
genitori, che stoicamente insistono nella vana speranza di riassaporare
sensazioni legate ad un passato ormai troppo lontano. Oltre a loro, alla
tradizione partecipo io con mia moglie come al solito gelida, in perfetta
armonia con la casa, mia sorella, splendida quarantenne, con la quale
non ho mai scambiato più di qualche frase di circostanza, suo marito
, ricco sfondato, alcolizzato e cornuto, ed i loro infernali figli, miei
"adorati nipoti".
Il copione è sempre lo stesso, immutabile da tempo, con mia madre
che disperatamente tenta di intavolare una conversazione che riesca a
coinvolgerci serenamente senza accapigliarci, ed i borbottii di mio padre
teso a preoccuparsi più della quantità di cibo che riesce
ad ingurgitare che di tutto il resto. Il tutto condito dall'azzuffarsi
metodico delle piccole pesti e gli sguardi gelidi con cui mia moglie mi
trafigge.
Alle due del pomeriggio, solitamente il tutto si conclude, mio cognato
continua la sbronza in un pub in città,
mia moglie torna al lavoro, ed io come al solito passo un paio d'ore in
ufficio, a pochi isolati di distanza, a
meditare sull'assurdità quotidiana. Solitamente mi dirigo a piedi
per smaltire gli eccessi gastronomici, e completo il tutto con una serie
di addominali nella rassicurante intimità della mia privacy.
Oggi il tempo è insolitamente perturbato, considerando la stagione,
e mia moglie ovviamente non si preoccupa minimamente di accompagnarmi,
pertanto rassegnato, saluto e sto per uscire, quando inaspettatamente,
la mia deliziosa sorellina mi offre un passaggio .Accetto di buon grado,
nutro una strana attrazione nei suoi confronti, in modo particolare mi
affascina per i modi aggressivi e autoritari, e soprattutto adoro i suoi
piedi, perfetti nella forma e perfettamente curati, calzati quasi sempre
da calzature straordinariamente sexi,per cui acconsento , deliziandomi
della sua vicinanza. Giungiamo nei pressi dell'ufficio, e contrariamente
alle nostre consuetudini, l'invito ad entrare per un caffè. Accetta
seppur con una certa riluttanza e mi segue.
Ci sediamo alla scrivania, lievemente imbarazzati, la tensione è
palpabile, sorbendoci assorti il nostro caffè, ognuno immerso nei
propri pensieri, fino a quando , in principio molto lentamente, poi sempre
più evidente, l'atmosfera inizia a distendersi, discorriamo pacatamente
del più e del meno, ed il discorso si porta a questi
momenti di solitudine che mi concedo. Si informa delle mie abitudini,
di quello che solitamente faccio in questi pomeriggi, e quando accenno
all'abitudine di sottopormi a esercizi addominali, mi invita ad eseguirne
alcuni, incuriosita. L'idea di stendermi a terra, di fronte a lei mi eccita,
per cui accetto immediatamente, e quasi mi avesse letto nel pensiero,
contemporaneamente si alza, posizionandosi in piedi, vicinissimo al mio
volto, tanto che seppur lieve, il profumo inebriante del cuoio delle sue
calzature ,splendidi sabot panna con il tacco a spillo,
mi giunge sconvolgendomi i sensi. Indugio con lo sguardo verso il suo
corpo statuario, e lei consapevole dello straordinario effetto che il
panorama offre, non pare per nulla imbarazzata, nonostante indossi un
abitino molto corto grazie al quale vedo nitidamente il suo perizoma nero.
Palesemente a disagio, tento di distogliere l'attenzione e mi concentro
su una serie di crunch, spiegandole contemporaneamente la tecnica per
eseguirli correttamente, e quando sottolineo il fatto che, a volte, per
intensificare l'esercizio, mi sistemo dei pesi sullo stomaco, il suo sguardo
si illumina e candidamente mi chiede se può essermi utile lei nell'occasione.
Sbalordito, in trance completa, acconsento, immediatamente sale sul mio
stomaco, conficcandomi i tacchi profondamente nella carne. Soffoco un
urlo di dolore, temendo che ciò possa indurla a scendere, ma i
miei timori si mostrano infondati quando intravedo dal basso della mia
posizione, l'espressione di rapito compiacimento che le si dipinge sul
volto. Mi ordina di fare dieci piegamenti, e la voce assume un tono perentorio
che mai avevo udito prima. Faccio quanto richiestomi, rallentando al massimo
le ultime ripetizioni, temendo che tutto ciò possa finire con esse,
e quando stremato completo il ciclo, Lei deliziosamente si sfila un sabot,
lasciandolo inerte appoggiato al mio petto, e con il piede nudo, del quale
posso scorgere solo ora le splendide unghie smaltate di rosso, mi accarezza
il volto, inebriandomi con il profumo misto di cuoio e sudore lieve. La
sua voce ha ora un tono suadente mellifluo, stordito l'ascolto in trance,
mentre le mie labbra percorrono la pianta ed il tallone avidamente
assaporandone il sapore pungente, e mi induce a schiudere la bocca .Obbedisco
sconvolto, tanto che il dolore allo stomaco si è ormai ridotto
ad un sordo pulsare, e lentamente mi infila tra le labbra le dita del
piede, lentamente, intimandomi di succhiarle. Sogno, finzione o realtà,
non distinguo più nulla, assecondo i suoi desideri ed appare sempre
più compiaciuta, succhio minuziosamente le dita una ad una, meticolosamente,
fino a quando, con un movimento repentino, sfila il piede dalla bocca,
rimette il sabot e scende dalla sua posizione, lasciandomi disteso confuso
ed imbarazzato. Si compiace del mio smarrimento e sorride maliziosamente,
tento di superare l'attimo di imbarazzo, balbettando confuse spiegazioni
e rimettendomi a sedere quando inaspettatamente mi risospinge a terra
colpendomi al volto con il piede. Intuisco che stiamo varcando una soglia
molto pericolosa per lo stretto legame che ci serra, e per le conseguenze
che in un futuro ci potranno essere, ma tutto ciò viene rapidamente
accantonato in qualche recondito recesso della mia mente. La situazione
che sto vivendo, l'ho sognata per anni, ed i contorni offuscati dei miei
desideri inconsci si stanno materializzando come per incanto. Rimango
sdraiato, in attesa di sviluppi, e guardo nei suoi occhi, sforzandomi
di intuirne le intenzioni, Lei, consapevole del suo ruolo di assoluto
dominio, rimane in silenzio per lunghissimi istanti, in piedi fronte a
me, assorta ,poi finalmente inizia a parlarmi, in tono deciso.
Mi ordina di seguirla, si siede alla scrivania, e con un cenno mi indica
di accucciarmi in ginocchio ai suoi piedi.
Obbedisco immediatamente, mi sistema il piede destro sulla nuca, premendo
con il tacco affilato mi sospinge verso l'altro a terra, costringendo
il mio volto ad appoggiarsi ad esso. Bacio avidamente il cuoio del sabot,
e la parte del piede nuda che rimane a disposizione, collo, tallone e
caviglia, mentre lei mi parla delle sue sensazioni, di come è sempre
stata convinta della mia indole sottomessa, che da anni attende questo
momento e dell'immenso piacere che ciò le procura. Mi tiene in
suo potere, mi dice, e d'ora in poi, io sarò il suo schiavo fedele,
attento a soddisfare ogni suo capriccio, ma nella più totale clandestinità,
e soprattutto, di togliermi dalla stessa qualsiasi idea di carattere sessuale.
Non ha bisogno di conoscere la mia opinione, così sarà perché
così vuole Lei. Mi comunica che di lì a poco ha un appuntamento
con una amica, ma ha tutta l'intenzione di rinviarlo poiché vuole
divertirsi ancora un poco, quindi si alza, mi afferra per i capelli, e
mi trascina verso la poltrona di cuoio e sospinge il mio capo sulla seduta,
con il volto rivolto verso l'alto. Compone il numero e seraficamente si
siede sulla mia faccia, mentre inizia a discorrere con l'interlocutrice
all'altro capo del filo, avendo cura di sollevare il vestito. Il suo culo,
praticamente nudo è sul mio volto. Desidero ardentemente accarezzarle
le cosce, ma evidentemente intuisce le mie intenzioni perché mi
inchioda entrambe le mani a terra, piantando gli acuminati tacchi nei
miei palmi. Urlo di dolore, ma il suono è soffocato dalla presenza
angelica che mi avvolge il viso...fatico a respirare, ed ogni boccata
che strappo alla sua crudeltà, è intrisa dei suoi divini
odori, lieve sudore inguinale, sapone intimo e soprattutto eccitazione.
Il suono ovattato della sua voce mi comunica che la telefonata sta per
concludersi, e quando chiude, inizia a dimenarsi sul mio volto, avanti
ed indietro, sollevandosi e lasciandosi ricadere brutalmente con tutto
il suo peso, massacrandomi letteralmente il volto ad ogni contraccolpo,
tanto che sento l'acre sapore di sangue riempirmi la bocca. Non posso
muovermi, i suoi tacchi sono sempre profondamente conficcati nelle mie
mani, e ogni volta che si solleva, un'enorme pressione si scarica su di
essi, strappandomi urli di dolore, poi il suo movimento assume un andamento
ritmico, sempre più frenetico fino a quando un meraviglioso rigagnolo
mi bagna il volto devastato , gode urlando forsennatamente e esausta si
lascia cadere sulla mia faccia, spossata. Rimane alcuni attimi in completo
relax, sento le sue dita accendersi nervosamente una sigaretta, poi, sollevando
parzialmente un gluteo, spia il mio volto contratto dal dolore e dalla
carenza di ossigeno, e generosamente mi offre una boccata. Aspiro avidamente,
quasi convinto che il tutto ormai stia per concludersi, Lei si rialza,
delicatamente, si dirige ancheggiando alla toilette, io mi ricompongo,
controllando nel frattempo i danni che mi ha causato, e innocentemente,
mi rivolgo a Lei, sarcastico commentando il fatto del ""Niente
sesso "" espressamente dichiarato solo alcuni minuti prima.
Mi rendo conto dell'errore commesso non appena incrocio il suo sguardo
furente. Si dirige verso di me, ancora in ginocchio, alla scrivania, e
mi colpisce violentemente al viso con un ceffone, subito seguito da un
altro ed un altro ancora, tento di proteggermi il volto e repentinamente
un calcio mi colpisce fra le gambe. La testa mi esplode per l'improvviso
dolore lancinante, rotolo su un fianco, raggomitolandomi in posizione
fetale e guaendo disperatamente .Cerco di sottrarmi alla gragnola di colpi
che si abbatte su di me, le punte dei suoi sabot colpiscono indiscriminatamente
spalle braccia gambe e soprattutto il viso. Finalmente si placa, mi appoggia
un piede sul capo, con il tacco a perforarmi brutalmente una guancia,
e mi comunica che le asserzioni fatte poco prima sono a suo completo appannaggio,
e per tanto la limitazione di carattere sessuale e esplicitamente rivolta
solo al sottoscritto. Sottolinea l'ultima parte del discorso, aumentando
crudelmente la pressione sul mio volto fino a trovarsi completamente in
piedi sulla mia faccia. Mi contorco tentando di sottrarmi alla tortura,
ma Lei, ridendo sguaiatamente, vanifica ogni mio tentativo, cambiando
repentinamente gamba e sorreggendosi alla parete per mantenere l'equilibrio.
Il giochetto si protrae a lungo, poi insperatamente scende, ed inizia
a calpestarmi il petto e l'addome, senza pietà , scalciando violentemente
ogni qualvolta sale. I tacchi mi stanno straziando la carne, ma non oso
protestare, resisto stoicamente a denti stretti, beatificandomi della
straordinaria silhouette del suo corpo, visto da un angolazione così
privilegiata. Continua nel frattempo ad arringarmi con una sorta di monologo
in cui dichiara la sua totale superiorità nei miei riguardi, delle
punizioni che mi aspettano in futuro per ogni mancanza,
sulla mia inettitudine e sulla proverbiale fantasia che le consentirà
di escogitare soluzioni straordinariamente inventive per relegarmi al
ruolo di schiavo che, finalmente, è uscito allo scoperto. Il tempo
passa, e il ritmo scende, forse a causa di un suo cedimento, fino ad arrestarsi
completamente, allora scende, non senza avermi scalciato il viso un ultima
volta, e mi chiede se ho le idee sufficientemente chiare , se ho ben capito
il ruolo che mi spetta per il futuro. Annuisco timidamente, senza alzare
lo sguardo, Lei sembra soddisfatta, si sfila entrambe le calzature, sale
scalza sul mio petto e raccogliendole, le porta alle mie labbra, ordinandomi
dolcemente di leccare e ringraziare gli strumenti della tortura. Obbedisco
e faccio quanto richiestomi, gustandomi il piacere del suo peso, che essendo
scalza non è minimamente paragonabile alla performance precedente.
Il sapore salato dei
suoi piedi mi inebria ancora una volta i sensi, completo minuziosamente
il rito, fino a quando, soddisfatta, si rialza, offre un ultima volta
le sue dita alle mie labbra per succhiarle e dopo avermi intimato di mettermi
in ginocchio, monta cavalcioni sulle mie spalle e l'accompagno all'uscita.
La depongo servilmente e rimango in ginocchio in attesa di istruzioni.
lei scendendo, mi accarezza il capo, si china stampandomi un bacio sulle
labbra e congedandosi mi ricorda che l'appuntamento è fissato per
sabato prossimo...ha intenzione di acquistare un paio di stivali di pelle
nera, dal tacco vertiginoso e non vede l'ora di provarli...tutto sommato
anch'io.
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